ArcheoFOSS 2020
Cultura libera per la valorizzazione territoriale: metodologie e strumenti aperti

Saverio Giulio Malatesta

saveriogiulio.malatesta@uniroma1.it

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Saverio Giulio Malatesta, cultural project manager presso DigiLab Sapienza Università di Roma e responsabile del laboratorio di valorizzazione e tecnologie per i Beni Culturali Archeo&Arte3D Lab. Collabora con diversi enti pubblici e privati per la progettazione territoriale, responsabile di diversi allestimenti tecnologici in ambito museale e archeologico, esperto di tematiche e problematiche legate alla cultura libera.

La rivoluzione digitale in atto da un decennio ha completamente stravolto i paradigmi del modo di concepire e fruire la cultura, comportando un profondo ripensamento delle interazioni reale-virtuale e fornendo possibilità e potenzialità ancora pienamente da esplorare. La capillarità di diffusione di dispositivi sempre più costantemente connessi ha cambiato la concezione che gli individui hanno del contesto in cui sono calati, delle proprie capacità e delle proprie possibilità relazionali: è interessante notare come, per agire nel territorio reale, si sia sempre più spesso passati dal territorio digitale. Si analizzerà pertanto l’approccio verso i beni culturali: in Italia si avverte un saldo legame con una storia millenaria di cui ci si sente in qualche modo eredi – riflettendo in questo appieno il termine anglosassone di heritage – calati in un paesaggio a tal punto permeato di cultura da non riuscire a trovare una linea di demarcazione tra singoli elementi di interesse e loro contesto. Troppo diffuso da non essere valorizzato adeguatamente dallo Stato, per mancanza di necessari fondi, per mancanza di personale, per riassestamenti burocratici: ci si sente così in dovere di supplire alle mancanze strutturali organizzandosi, portando la community nella realtà e ridiventando comunità: in tal senso, una delle filosofie e uno degli strumenti più utilizzato è costituito da Wikipedia. Si assiste così a diversi momenti caratterizzati per un approccio squisitamente bottom-up, dal basso della comunità di intenti verso l’alto del livello istituzionale, con forte impatto, creazione di contenuti fruibili liberamente e in grado di attivare azioni di innesco. Nascono così OpenPompei - Scriptorium, all’interno del Grande Progetto Pompei ministeriale, con scopo principale la trasparenza amministrativa della gestione dell’area archeologica, ma che ha visto un evento di hackathon per la creazione di percorsi interni all’area archeologica, prima ignorati dalle piattaforme geografiche come Google Maps; OpenPatti, attualmente il sito archeologico siciliano più dettagliato e documentato presente su una piattaforma geografica universale; l’esperienza di ArcheoWiki, che ha relazionato diverse realtà museali lombarde di piccola entità; Connected Open Heritage, progetto promosso da Wikimedia Svezia e UNESCO incentrato sulla raccolta di contenuti fotografici di monumenti in aree di rischio o soggette a guerra, e che ha trovato in Italia una declinazione nel patrimonio - materiale e immateriale - in pericolo a causa di calamità naturali; mAppiaM!, per coinvolgere la cittadinanza nella valorizzazione della via Appia e del Parco della Caffarella; Public Archaeology Verona, per far scoprire e conoscere gli aspetti meno della città. Si prenderanno in esame i diversi progetti e le svariate iniziative incentrate sulla cultura collaborativa, illustrando le metodologie via via adottate e gli strumenti adoperati, al fine di individuare un modello incentrato sulla cultura libera per la valorizzazione territoriale in grado di generare anche un impatto economico.